mercoledì 5 settembre 2012

COME CAPIRE CHE.... "LA TERRA NON TRADISCE MAI"

Pur avendo qualche dubbio sulla coltivazione di un orto in forma sinergica, voglio raccontarvi l'esperienza che mi è capitata quest'anno.

Nel mese di Maggio, in un angolino di terreno, decido di seminare del radicchio. Preparo la terra come si deve e semino.

Passa un mese non nasce nulla, maledico i venditori di semi compro alcuni cubetti e li pianto da un altra parte.

Nel frattempo taglio l'erba dove avevo seminato il radicchio proponendomi che, prima di partire per le ferie, avrei passato  il motocoltivatore  in modo che al rientro non avrei trovato l'erba altissima.

Ragioni di tempo mi hanno impedito di procedere a quest'ultima operazione e quindi vado in vacanza. Al mio ritorno naturalmente l'erba era cresciuta in maniera esponenziale.


come si presentava il terreno dopo 3 settimane e mezzo di vacanza


Mentre stavo per utilizzare il decespugliatore, ho notato che in mezzo alle erbacce facevano capolino delle belle piante di radicchio, verdi e rigogliose.

le piantine in mezzo alle erbe infestanti


A quel punto non ho più usato il decespugliatore ma le "manine sante" per pulire l'erba ed ho zappato per bene tutta la terra circostante.

il radicchio ben ripulito dalle infestanti

Siccome mi erano avanzate alcune piantine di manigotti, ne ho trapiantate  due file

le due file di manigotti


e con dei ferri da carpentiere riciclati chissà dove, ho preparato i montanti del mini tunnel a serra che coprirò con il nylon quando il freddo sarà pungente.-


i montanti della miniserra


Da questa situazione ho tratto la morale che come al solito le cose fatte per bene stanno in mezzo: da una parte ho appreso che la teoria delle coltivazioni sinergiche non è del tutto strampalata come avevo sempre pensato, dall'altra evidentemente come diceva mio nonno " se tu alla terra dai... la terra ti ridà" coltivare estirpare consente di ottenere risultati senz'altro migliori.-

COME PREPARARE LE MELANZANE ALLA PARMIGGIANA PRONTE PER L'INVERNO

Ricetta classica ma che se preparata nelle giuste dimensioni, consente di arrivare a casa nelle giornate fredde d'inverno e gustarsi una delizia dal profumo d'estate.
Si parte dalle melanzane che abbiamo coltivato a partire dal semino.

le melanzane appena raccolte


Dopo averle sbucciate tagliatele a fette non troppo spesse e passatele in padella oppure sulla piastra possibilmente con poco olio.

le melanzane dopo la prima cottura

Prendete un contenitore di alluminio che abbia dimensione pari a quelle delle vostre esigenze e quindi dopo aver messo dell'olio di oliva depositate un primo strato di melanzane che ricoprirete con il sugo fatto con i pomodori del vostro orto.
A me piace molto il sugo con la carne ma vengono deliziose anche se fatte con il sugo alle verdure del vostro orto.
Ad ogni strato aggiungete un po di mozzarella o altro formaggio di vostro gradimento e quindi ripetete le stesse operazioni per gli altri strati.

il primo strato



Sull'ultimo strato oltre alla mozzarella, aggiungete una grattuggiata di formaggio parmiggiano ed alcune foglie di basilico che avete coltivato e raccolto dal vostro orto.

l'ultimo strato


Mettete in forno a 189 gradi per 20, 25 minuti, fate freddare e mettete in congelatore.

le teglie prima di essere messe in forno.


Quest'inverno al mattino tirate fuori dal congelatore alla sera passate qualche minuto nel forno e deliziate il vostro palato.






lunedì 3 settembre 2012

COME PREPARARE LA SERRA INVERNALE.

Disponendo di un tunnel di circa 10 mt per 7, settembre, al ritorno dalle vacanze, è il periodo che trovo più indicato per riempire la serra ed avere sempre verdura fresca per tutto l'inverno.

All'interno della serra si può coltivare praticamente ogni tipo di ortaggio, ma disponendo di una serra non riscaldata e non avendo particolari nozioni sulla lotta ai microorganismi, baso la scelta degli ortaggi sull'esperienza degli scorsi anni e soprattutto sul mio gusto personale.

Siccome gradisco avere quotidianamente insalata nel mio piatto quest'anno ho deciso di trapiantare quasi esclusivamente questo tipo di ortaggio, tralasciando peperoni pomodori e melanzane più difficili da ottenere e con risultati poco soddisfacenti, come mi è successo lo scorso anno.

Nel mese di giugno, tolta ogni coltura dall'interno del tunnel, ho dato una bella dose di ammendante girando la terra utilizzando il motocoltivatore.

Ai primi di Settembre ho dato un ulteriore dose di ammendante, girato nuovamente la terra ed estirpato ogni piccola erbaccia che aveva infestato l'interno della serra stessa.-

Ai due lati, ho creato due solchi che fungono da camminamento ed eventualmente anche da canali di scolo per le acque.


la serra con i camminamenti.

Dopo aver rivoltato la terra, estirpato le erbacce creato i solchi di scolo e di camminamento non disponendo di letame, ho gettato sul terreno una bella dose di ammendante.


la serra dopo aver distribuito l'ammendante

Dopo l'operazione di distribuzione del letame ho tracciato con il rastrello la linea di camminamento centrale.

la linea di camminamento centrale
Utilizzando la zappa quadrata ed il rastrello, dal camminamento centrale ho preso della terra che servirà per innalzare leggermente gli spiazzi di coltura e nello stesso tempo se dovesse essere necessario consentirà di utilizzare il camminamento come canale di scolo.

A questo punto occorre precisare che questo mio timore di allagamento è dovuto al fatto che l'anno scorso mi sono trovato impreparato all'inverno particolarmente piovoso e l'acqua che si è infiltrata dal sottosuolo mi ha creato non pochi problemi.

E' giunto quindi il momento di creare il primo spiazzo per il trapianto.

 La dimensione che ho scelto per ciascuno spiazzo corrisponde a quella della larghezza dei ferri della serra: questa scelta facilità la realizzazione di spiazzi diritti migliorando l'estetica della composizione delle coltivazioni.

In ogni spiazzo  con la zappa triangolare ho realizzato dei solchi alla distanza di circa 25 cm.

i solchi di uno spiazzo
Poichè per tutta l'estate la terra non è mai stata bagnata, ho riempito di acqua ogni singolo solchetto in modo tale da agevolare il trapianto e l'attecchimento delle piantine.-

i solchi bagnati.
Infine ho trapiantato l'insalata che avevo acquistato in cubetti mettendo ciascuna piantina ad una distanza di circa 25 cm. E' buona norma mettere le piantine in maniera alternata tra due solchi vicini.

Le piantine pronte per essere interrate.

Utilizzando le "manine sante" ho poi coperto i cubetti di terra e quindi con  la zappa triangolare  ho creato dei solchetti tra una fila di insalata e quell'altra che utilizzerò per l'irrigamento evitando inizialmente  di dislavare le radici delle piantine e successivamente di sporcare eccessivamente l'insalata quando sarà cresciuta.-

i solchetti irrigui.-

Terminato di mettere a dimora 50 piantine di manigotti e 50 piantine di "lingue di gatto" mi sono lasciato convincere a mettere 5 piantine di zucchine da fare crescere ad alberello.

Creati due spiazzi ad una distanza di circa 50 cm l'una dall'altra ho piantato le canne di sostegno. Anche qui ho fatto particolare attenzione ad alternare il trapianto tra una fila e l'altra.-

I sostegni per le piantine di zucchini


Infine ho trapiantato le piantine e creato un sistema di canali che mi consentissero l'irrigazione senza dislavare le radici dei cubetti.

le piantine di zucchine
La prima giornata di impianto della serra per l'inverno è terminata sotto l'occhio attento vigile e critico del padrone dell'orto.-

bingo.
Il secondo giorno prevede come obiettivo il riempimento di tutto il resto serra e l'utilizzo delle piantine comprate in eccesso per la realizzazione di piccoli tunnel con materiale di riciclo che sarà oggetto di altro post.
Ma andiamo con ordine.

il lato sinistro completato.
Terminato il lato sinistro, inizio quello destro esprimendo l'ortolano di Versailles che c'è in me e decido di ricamare la serra;  se a sinistra sono andato per linee orizzontali  quello destro andrà per linee verticali appagando così il senso estetico!

inizio del lato sinistro
Terminato il trapianto dell'insalata, inizio a mettere un po' di porri.
Per il trapianto dei porri sono decisamente in ritardo e normalmente non bisognerebbe metterli in serra in quanto sufficientemente resistenti alle basse temperature. Però siccome il mio vivaista di fiducia me li ha regalati, decido di metterli in serra così per vedere l'effetto che fa!

i porri... ci proviamo vediamo cosa succede

Dopo i porri metto alcune piante di sedano e recupero due piante di prezzemolo sopravissute all'estate aggiungo qualche pianta di cavolo.



i cavoli con prezzemolo e sedano
Et voilà! La serra è piena in ogni suo angolo! Circa 500 piantine tra insalate, radicchi, porri cavoli sedani e prezzemolo... sperando che quest'inverno mi delizierò delle mie prelibatezze!

La serra riempita

lunedì 6 agosto 2012

COME FARE LA MARMELLATA DI MORE.

Il compito di fare la marmellata di more spetta alla cuoca ufficiale di famiglia, io mi sono semplicemente limitato a collaborare, ad annotare i vari passaggi a fotografarli e a postare tutto sul blog.
Partiamo dalle more del vostro giardino: in un angolo poco utilizzato, magari vicino alla rete di recinzione, piantate il vostro arbusto di more che sia di more di grandi dimensioni, buona qualità e possibilmente senza spine.
La pianta fa praticamente tutto da sola e necessita di poca manutenzione, sarà infatti sufficiente a fine stagione una bella pulita ed il taglio dei rami per evitare che infestino eccessivamente il vostro terreno.





Raccogliete le more facendo attenzione a non schiacciarle troppo, consumatele fresche con panna o con sorbetto al limone leggermente sciolto e con le eccedenze fate una deliziosa marmellata che consumerete durante il periodo invernale.





Dopo averle lavate passatele nel passapomodoro in modo da togliere tutti i semini che poi risulterebbero alquanto fastidiosi


Mettetele in una pentola e fatele bollire con zucchero, rapporto 1:1.
Per velocizzare i tempi di preparazione risulta particolarmente utile l'impiego di fruttapec. Se lo usate fate molta attenzione a rispettare le dosi e le indicazioni stampate sulla confezione.


Terminata la cottura verificate la giusta consistenza della vostra marmellata mettendone un cucchiaino su un piatto lasciandola raffreddare per un istante. Quando vi sembrerà densa nella giusta maniera potrete considerare pronta la vostra marmellata.
Nel frattempo avrete riscaldato e sterilizzato dei barattolini (l'uso del forno a microonde per questa operazione consente di risparmiare molto tempo).
Riempiteli con la marmellata ancora bollente facendo attenzione a non sporcare l'impanatura del coperchio e quindi lasciate raffreddare mettendo i barattoli sottosopra, favorendo così la creazione del vuoto.


Infine applicate sul barattolo l'etichetta e buona colazione per quest'inverno.


mercoledì 1 agosto 2012

COME FARE I POMODORI SECCHI SOTT'OLIO.

Anche questa è una ricetta semplicissima che ho potuto realizzare senza nemmeno una telefonata alla mia consulente.

Prendete i pomodori che avete raccolto ben maturi dal vostro orticello. Sono da preferire i sammarzani, ma per gusto mio personale, in realtà potete farlo con qualsiasi genere di pomodoro.




Dopo averli lavati, tagliati in due parti se sono sammarzani oppure a  fette uniformi dell'altezza di circa un centimetro se di altro tipo, strizzateli leggermente ed asciugateli.


Mettetele nell'essiccatore e lasciatele seccare per il tempo necessario indicato sul libretto delle istruzioni o secondo la vostra esperienza personale.

Se abitate al sud, potete essiccarli al sole secondo metodologia più tradizionale.



Una volta ottenuti i pomodori secchi, infilateli nel barattolo di vetro facendo una lieve pressione e aggiungendo spezie a secondo del vostro gusto.

Io ho aggiunto rosmarino, pepe ed alcune acciughe.

Chiudete bene il barattolo e per sicurezza cuocete a bagno maria per circa mezz'ora.

Ed anche in questo caso ...voilà!!!! 

Il semino di pomodoro che avevo seminato nel vasetto, cresciuto con tanto amore, trapiantato nell'orto, bagnato e curato ... ha dato i suoi frutti che mi gusterò quest'inverno!


lunedì 30 luglio 2012

COME FARE LA BRUSCHETTA PER L'INVERNO. .



Vi propongo una ricetta, che consente di conservare i pomodori quasi "come appena raccolti" per l'inverno e sbizzarirvi in bruschette... o panzanelle (come si dice nel centro Italia) da presentare agli amici per una cena che si prepara in pochissimo tempo.

Il livello di difficoltà dell'esecuzione della conserva per bruschetta è pari allo zero tant'è che l'ho fatta senza neanche telefonare una sola volta alla cuoca di casa.

Raccogliete una congrua quantità di pomodori molto maturi dal vostro orto.


Dopo averli ben lavati, 


procedete alla loro pelatura


e dopo averli ben strizzati, tagliateli in piccoli pezzetti, metteteli in una padella, aggiungete olio evo, cipolla sminuzzata, origano, un po' di peperoncino, sale, e spezie a piacere.


Fate cuocere a fuoco lento per circa mezz'ora in modo che si asciughi ulteriormente.

Preparate i vasetti che conterranno la vostra bruschetta, igienizzandoli mediante riscaldatura che potrà avvenire nel forno a microonde o nel forno tradizionale.

Con un imbuto per barattoli, riempite i contenitori avendo cura di non sporcare l'impanatura del coperchio, e facendo attenzione che la bruschetta sia ancora bollente.



Chiudete e bollite a bagno maria per circa mezz'ora applicate l'etichetta al barattolo et voilà!!!!  Anche per quest'inverno la bruschetta è assicurata.-


BREVE STORIA DEGLI ORTI FAMILIARI


Tutti gli scavi archeologici portano alla luce tracce di cibo, semi oppure  strumenti necessari per la coltivazione o per la preparazione dei cibi. 
Testi ebraici, greci e romani citano costantemente le piante, i giardini e gli orti, rappresentandoli come luogo di pace, meta finale per l'aldilà giungendo finanche a rappresentare questi luoghi terreni come posti a dimensione spirituale, quasi si trattasse di una specie di ambiente divino sulla terra.



la coltivazione nell'antico Egitto.


L'hortus romano era quella parte di terreno vicino alla propria abitazione in cui veniva coltivata frutta e verdura utile alle esigenze degli abitanti della casa stessa.

L'hortus veniva delimitato e recintato per prevenire i furti. 

Con il passare del tempo l'aumento della ricchezza soprattutto per le classi più ricche si è via via trasformato  perdendo loro la funzione originale e trasformandosi in una sorta di orto botanico o piccolo giardino zoologico con il quale stupire i propri ospiti.

Possiamo quindi dire che i piccoli appezzamenti di terreno adibito alla coltivazione di colture secondo il gradimento del proprietario hanno origine nell'antica Roma.

Alla fine dell'VIII secolo anche Carlo Magno si rende conto dell'importanza degli orti fino ad emanare il Capitulare de Villis, una raccolta di leggi e di regole, che hanno per obiettivo l’organizzazione delle fattorie:“Vogliamo che nell'orto sia coltivata ogni possibile pianta: il giglio, le rose, la trigonella, la balsamita, la salvia, la ruta, l'abrotano, i cetrioli, i meloni, le zucche, il fagiolo, il cumino, il rosmarino, il careium, il cece, la scilla, […] il coriandolo, il cerfoglio, l'euforbia, la selarcia. E l'ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove. Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, […] mele di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce. Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive.”  

Nel medioevo ordini monastici danno una nuovo periodo di splendore all'orto dedicando l'interesse principalmente alle erbe medicinali ed alle erbe aromatiche.


orto monastico


In questo periodo gli orti dei contadini non sono soggetti ad alcun prelievo da parte del colono e quindi costituiscono una ricchezza per le famiglie più povere  che, proprio in questo periodo sviluppano il concetto di "resa" ed iniziano quelle che sono le vere e proprie concimazioni ed irrigazioni e lavorazioni abbastanza vicine a quelle odierne.



coltivazione familiare nel medioevo


Dopo un lungo periodo in cui la coltivazione degli orti era sostanzialmente demandata alle  classi contadine o dei monaci, nell'era moderna abbiamo un ritorno alle origini e sono sempre di più coloro i quali acquistano o affittano piccoli appezzamenti di terreno per farne orti e garantirsi l' approvvigionamento di verdure familiari, che se economicamente non risultano così favorevoli, certamente garantiscono la genuinità determinata dalle proprie scelte di coltura.-




riproduzione di un orto nella zona del Parco del Valentino a  Torino

In tempi recentissimi nelle grandi aree urbane si sono sviluppati i cosiddetti orti sul balcone che sebbene non garantiscono ovviamente autonomia nelle quantità, di fatto possono costituire un elemento di insegnamento per le nuove generazioni, che raramente sono a contatto con la natura e con i suoi cicli vitali ma anche un utile abbellimento per quei quartieri cittadini fatti di periferie sempre più grigie ed anonime.


esempio di orto sul balcone su gentile concessione di http://passatempihobbyepassioni.blogspot.it